Pavese, lavorare stanca

L'opera

Lavorare stanca, titolo che l’autore si attribuisce come «motto» (in una lettera a Carocci del 30 luglio 1934) è pubblicato una prima volta il XIV gennaio del MCMXXXVI a Firenze per le Edizioni di Solaria, nella tipografia dei fratelli Parenti, a cura di Alberto Carocci. Stampato in poche centinaia di esemplari e mutilato di alcune liriche dalla censura, fu sostanzialmente ignorato dalla critica. Almeno finché l’autore non decise di darne alla luce una «Nuova edizione aumentata», uscita per Giulio Einaudi Editore nell’ottobre del 1943, e accompagnata dalla celebre fascetta: «Una delle voci più isolate della poesia contemporanea».

Nei sette anni intercorsi tra princeps e ne varietur, l’opera muta forma e sostanza (si vedano le Edizioni a confronto). L’ordinamento grossomodo cronologico della prima edizione viene rielaborato in un indice tematico diviso in sei sezioni; in parentesi, accanto a ogni testo, viene riportato l’anno di composizione (anche il mese per le poesie composte durante il confino calabro), che però non sempre coincide con la data attestata dagli autografi. Le quarantacinque poesie iniziali sono diventate settanta, in virtù di una teoria di eliminazioni, aggiunte e recuperi (tre su quattro delle censurate in prima edizione), che incidono in maniera vigorosa sul macrotesto: nella distanza tra il Paesaggio che chiudeva la prima edizione e Lo steddazzu posto in explicit alla seconda, può macroscopicamente misurarsi lo slittamento nel sentire poetico dell’autore. L’opera è ritenuta dallo stesso Pavese, il suo «libro più significativo», almeno fino a quei Dialoghi con Leucò sigillati dalla death-bed inscription dell’agosto 1950.

Edizioni

Edizione sinottica
Le due edizioni di Lavorare stanca (Edizioni di Solaria 1936 ed Einaudi 1943) divergono nettamente nell’ideazione del testo come struttura e nella portata semantica complessiva. A livello microtestuale si registrano poche varianti, qui per la prima volta mostrate sinotticamente.

A cura di Liborio Pietro Barbarino
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Edizione facsimile
Prototipo: Paesaggio VI
Edizione facsimile degli autografi di Lavorare stanca (1936) con una trascrizione che accompagna luogo per luogo le immagini delle carte d’autore. Il prototipo si basa sulla poesia Paesaggio VI.

A cura di Liborio Pietro Barbarino e Chrisitan D'Agata
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Edizione critica (PDF)
La prima edizione critica del Pavese poeta mostra la genesi di ogni componimento di Lavorare stanca (1936), e dell’opera, dalla prima stesura conosciuta fino al testo a stampa, attraverso le carte d’autore (gli autografi, i dattiloscritti), le bozze e il volume edito.

A cura di Liborio Pietro Barbarino
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FuoriClasse

Tra i FuoriClasse dedicati a Lavorare stanca vi sono i due podcast Catabasi che raccontano in modo del tutto inedito attraverso un dialogo di voci il periodo del confino di Cesare Pavese, così importante per la nascita della sua prima opera poetica